|
Il modo
migliore per rappresentare il mio rapporto con l’arte è quello di
paragonarlo ad un viaggio. In questo modo io divento un viaggiatore che
si sposta, arriva in un luogo, vi soggiorna e riparte. I miei periodi
artistici di pittore possono essere assimilati ai luoghi visitati da me
viaggiatore. Ogni periodo con le sue caratteristiche è in qualche modo
legato al precedente. In ogni periodo ho scoperto qualcosa che ha
segnato il mio stile ed ha aggiunto degli elementi alla mia tecnica.
Non tutti i
viaggiatori sono uguali: c’è chi ha bisogno di qualcuno che gli
organizzi il viaggio completamente; chi decide di organizzare e
pianificare da sé ogni dettaglio prima della partenza; chi, come me,
preferisce partire all’avventura, spesso decidendo la meta all’ultimo
momento. Nella mia modesta esperienza di viaggiatore i viaggi più belli,
e che ricordo in modo particolare, sono proprio questi. Io lo chiamo il
piacere della scoperta.
Se si parte
conoscendo tutto quello che si andrà a visitare, avendo già un idea di
quello che ci aspetta, una volta sul posto non ci resta che verificare.
Questo ci ruba una parte del gusto del viaggio. Quelle poche volte che
mi è capitato di viaggiare con un viaggio organizzato, all’arrivo ho
provato quasi sempre una sensazione di delusione. Forse perché, essendo
io fantasioso ed ottimista, mi sarò preliminarmente costruito un’idea
che, poi, avrà generato delle aspettative non corrispondenti alla realtà
del luogo.
Al
contrario, chiedendo sul posto consigli su cosa vedere e su dove andare,
mi sono trovato il più delle volte negli stessi luoghi che avrei
visitato con un viaggio organizzato, ma avendo ogni volta il gusto
dell’inaspettato. Ho anche avuto l’opportunità di vedere cose che pochi
hanno potuto vedere.
La mia vita
lavorativa non mi ha dato l’opportunità di scoprire molto, ho dovuto
imparare il massimo il più in fretta possibile, dalla scuola, dai libri
e dai colleghi più anziani. L’obiettivo era di fare il minimo numero di
errori e cercare di fare bene il mio lavoro. In fin dei conti questo è
quello che è richiesto alla mia professionalità.
Per tutte
queste ragioni è stata naturale la decisione di intraprendere la mia
carriera artistica da autodidatta, per poter avere un mio spazio
all’interno del quale gustare il piacere e la soddisfazione della
scoperta. Dove poter identificare da solo i miei errori e trovare le
soluzioni per non ripeterli. Provo una soddisfazione genuina nel poter
fare questo.
Nella
nostra vita gli errori il più delle volte ci vengono segnalati dagli
altri che spesso ci suggeriscono anche il metodo per non ripeterli.
Dal mio
punto di vista l’arte non ha regole, quindi la parola errore non è
appropriata in un contesto artistico. Questa parola assume un
significato solo se si confronta quello che ci si aspetta di vedere con
quello che si vede. Così, per me, vi è un errore all’interno di un mio
quadro, quando il risultato è diverso da quello che avrei voluto
dipingere.
Il bello
del viaggiare senza un piano è che puoi andare dove credi, soggiornare
in un luogo per quanto tempo ne hai voglia, ripartire ed eventualmente
ritornare.
Avendo
sempre visto la pittura come una forma di espressione, come un mezzo per
provare a comunicare con gli altri, il modo migliore per descrivere gli
stati d’animo che mi hanno accompagnato fin dall’inizio, è quello di
paragonare il mio percorso di crescita con quello di una persona che
cerca di imparare a parlare in una lingua che lo incanta ma che non
conosce.
L’inizio è
all’insegna della consapevolezza che sarà dura ma possibile. I primi
tentativi di farsi capire sono accompagnati dalla frustrazione nel non
trovare le parole. Successivamente subentra la soddisfazione nel
raggiungere il livello base che permette di comunicare le proprie
esigenze. Di seguito è la fatica che accompagna il lungo lavoro di
costruzione del proprio vocabolario. Infine arriva la consapevolezza di
essere in grado di sostenere una conversazione.
I periodi
che ho attraversato fino a questo momento sono cinque, ad ognuno è
associata una scoperta tecnica che ha visibilmente modificato il mio
modo di dipingere.
Di
seguito li ho descritti nella speranza di poter mostrare il filo logico
che lega il primo quadro all’ultimo. |